L’ombra degli Anni di Piombo

Gli Anni di Piombo sono una pagina di storia che noi Italiani ancora non abbiamo chiuso. E che nonostante tutto continua ad affascinarci. È la tesi messa nero su bianco dall’Economist (Italian are still haunted by the Years of Lead) che nell’anniversario della strage di piazza Fontana prova a spiegare perché la violenza politica vissuta nel nostro paese tra la metà degli anni Sessanta e la fine dei Settanta getti ancora un’ombra sulla società di oggi.

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Un’ombra lunga, per il settimanale britannico, un’ombra che giustifica, ad esempio, il successo di un film e di una serie tv come Romanzo Criminale. Ispirata alla versa storia della banda della Magliana la fiction ipotizza legami e connivenze tra il sodalizio criminale romano e apparati dello Stato, coinvolti in avvenimenti chiave degli anni del terrorismo come il rapimento di Aldo Moro e la strage della stazione di Bologna. Episodi per i quali si è arrivati una verità processuale, ma al tempo stesso dai contorni ancora non ben definiti e per questo suscettibili di interpretazioni.

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… fugit

zetaCentocinque giorni. Più di tre mesi da quel pomeriggio di Superga. Se mi fermo a pensarci sembra sia successo solo ieri. Ma non è così. I giorni sono passati uno in fila all’altro. E sono passate anche le notti. Il tempo però, non aiuta e non consola. No, non è vero: il tempo aiuta, aiuta a capire molte cose. Intanto l’estate è finita ed è arrivato l’autunno. E’ arrivata finalmente anche la pioggia, che magari pulirà l’aria e laverà le strade ma non lava via i ricordi e la malinconia. E non spegne il sentimento…

In campo il 21 ottobre

# S U R V I V O R

È stata decisa la data di inizio dei campionati di calcio a 11 Uisp. Manca ancora l’ufficialità, ma il campionato scatterà nel fine settimana del 21 ottobre. La decisione è stata presa durante la riunione di mercoledì 4 a cui hanno preso parte le associazioni di calcio aderenti alla Uisp di Torino. Ancora un paio di settimane di attesa (e di allenamenti) prima dell’esordio dei Survivor. In questi primi giorni di autunno la coppia Gallo-Prioglio è alle prese con le selezioni della nuova rosa. Sono infatti ben 36 i ragazzi che si allenano tre volte alla settimana al Cit Turin. Presto avremo i nomi dei 25 giocatori per il prossimo campionato!

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Il Jazz è made in Italy

Protagonisti dell’edizione 2017 del Due Laghi Jazz Festival di Avigliana sono stati i grandi compositori e musicisti italiani, da Bixio a Gianni Basso a Dino Piana. Sul palco anche la Torino Jazz Orchestra per un tributo al talento di Ella Fitzgerald. Ne abbiamo parlato con Fulvio Albano, direttore della Torino Jazz Orchestra e vicepresidente del Consorzio PiemonteJazz.

Fulvio Albano, anche quest’anno il clou della settimana del Due Laghi Jazz Festival di Avigliana sono state le tre serate in piazza Conte Rosso, aperte dall’omaggio alla tradizione jazz italiana

«La musica italiana del Novecento fa parte della grande epoca della musica jazz, fin dagli inizi. Forse non tutti sanno che alcuni tra i primi compositori negli Stati Uniti erano immigrati italiani, e anche in Italia abbiamo avuto grandi musicisti che hanno saputo scrivere con le tecniche della musica d’Oltreoceano. Mi vengono in mente nomi come Bixio e Martino, autori di grandi standard diventati di uso comune, un vero patrimonio musicale che vale la pena rivisitare e reinterpretare anche oggi. E non dimentichiamo le composizioni dei musicisti jazz veri e propri come Gianni Basso, Oscar Valdambrini, Dino Piana. Abbiamo portato sul palco di Avigliana un insieme di grandissime composizioni, tutte made in Italy».

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Sul palco del JCT

Alberto Gurrisi all’organo, Enzo Zirilli alla batteria, Luigi Tessarollo alla chitarra. Tre protagonisti della scena jazzistica internazionale per una sera intera hanno mescolato (con maestria, dice che se ne intende) jazz, latin, advanguarde e blues. E hanno catturato  tutto il pubblico del Jazz Club Torino, anche i meno esperti. Sottoscritto compreso.

 

Acqua sporca

In Europa il 72% dell’acqua corrente sarebbe contaminato. L’allarme arriva da GreenPeace, che cita i risultati di un recente studio americano sull’acqua potabile di tutto il mondo. L’indagine è stata condotta dai ricercatori di una ong di Washington, in collaborazione con le università di New York e del Minnesota. Sui 159 campioni di acqua analizzati, ben l’89% risulta inquinato da fibre di microplastica, potenzialmente pericolose per la salute umana perché inglobano al loro interno sostanze tossiche. Se ingerite, possono finire nell’organismo e creare danni anche irreparabili.

Il record di campioni inquinati spetta proprio agli Stati Uniti, con un poco invidiabile 94%, lo stesso risultato delle acque analizzate in Libano. In India la percentuale è dell’82%. In Gran Bretagna, Germania e Francia si arriva al 72%. In Italia, spiegano dal CNR, nell’acqua è stata riscontrata la presenza di microparticelle ma non di microplastiche.

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In un mare di plastica

La plastica negli oceani è come lo smog nell’aria. E’ diffusa in tutte le acque del pianeta. 5.500 miliardi di detriti galleggiano sui mari di tutto il mondo, il più grave e diffuso inquinamento moderno.

Un anno fa una spedizione scientifica organizzata dalla ong californiana Five Gyres Institute ha attraversato l’oceano artico tra la Groenlandia e l’estremo nord del Canada, raccogliendo dati sulla presenza di plastiche e micro-plastiche in quel tratto di mare così estremo e all’apparenza incontaminato.

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Quel viaggio è diventato un reportage di Franco Borgogno, giornalista e unico italiano ad aver partecipato alla spedizione per conto dell’European Research InstituteUn mare di plastica svela nei dettagli un problema nascosto sotto il pelo dell’acqua che se non affrontato rischia di condizionare condizionare il futuro dell’intero pianeta.

L’inchiesta svela gli sconvolgenti risultati di una missione scientifica attraverso il Passaggio a Nord Ovest.

Bere dal rubinetto

rubinetto_acquaGli italiani non si fidano e non bevono l’acqua del rubinetto. Lo dicono le ricerche di mercato: la produzione di acqua in bottiglia è destinata a crescere. Nel giro di pochi anni si è passati da sei a tredici miliardi di litri prodotti e venduti. Eppure l’acqua del rubinetto è sicura come quella che comperiamo al supermercato, perché è soggetta per legge a controlli che ne garantiscono la qualità e la salubrità. I laboratori analisi delle aziende idriche effettuano regolari verifiche, con periodicità settimanale o mensile e l’acqua di rete è controllata dalle Asl che stendono una relazione annuale. L’acqua del rubinetto, poi, è oligominerale, contiene cioè pochi sali ed è povera di sodio. È spesso pura di falda, scorre continuamente e si rinnova a ogni momento, al contrario dell’acqua in bottiglia che, se non conservata correttamente, potrebbe anche risultare non potabile secondo i criteri applicati per l’acquedotto. L’acqua che arriva nelle case si può dunque bere senza problemi.

Molti comuni hanno anche deciso di installare distributori di acqua pubblica, per incentivarne l’uso e offrire una valida alternativa alle acque minerali e gassate che si trovano in commercio. Un esempio? A Rivalta sono quattro i punti di distribuzione. L’acqua costa 5 centesimi di euro al litro e prelevarla direttamente al distributore riduce il consumo di bottiglie di plastica, abbattendo la quantità di rifiuti da raccogliere e differenziare. L’acqua del distributore, che arriva dall’acquedotto, viene microfiltrata e trattata con un battericida a lampade UV.