Torino “Capitale verde”, ma nel 2021

Torino ci riprova, correrà per il titolo di Capitale Verde europea 2021. Lo aveva già fatto nel 2014, ma allora venne bocciata per l’aria troppo inquinata. Palazzo Civico è già al lavoro per costituire il tavolo che dovrà metter mano al dossier. Il bando sarà pubblicato a maggio, le candidature si chiuderanno a ottobre.

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Il riconoscimento, voluto dalla Commissione europea, è rivolto a tutte le città dell’Unione con almeno 100mila abitanti, che possano dimostrare di avere standard ambientali di qualità e che siano impegnate in progetti di sviluppo sostenibile e di pianificazione territoriale. Nessuna città italiana è mai arrivata tra le finaliste e nelle precedenti dieci edizioni il premio è andato quasi sempre a città del Nord Europa. La prima capitale verde europea è stata Stoccolma nel 2010, l’ultima ad aggiudicarsi il titolo Oslo, che se ne fregerà per tutto il 2019. La capitale scelta per quest’anno è Nimega, in Olanda.

Una città, per aspirare al titolo, deve avere una intelligente pianificazione territoriale, garantire ai suoi cittadini una buona qualità della vita (qui il documento ufficiale della Commissione) e mettere in atto misure per ridurre l’impatto urbano sull’ambiente. Nantes, ad esempio, nel 2013 venne premiata per aver reintrodotto i tram elettrici in città; Copenaghen per l’impulso dato al trasporto e alla mobilità con le biciclette; Lubiana per il progetto di piantumazione di duemila nuovi alberi.

Quali i punti forti di Torino? La città della Mole punta da tempo a diventare una smart city, una città cioè capace di «produrre alta tecnologia, ridurre i consumi energetici, promuovere trasporti puliti». Ha dalla sua il più alto numero di metri quadrati verdi per abitante in Italia, una rete di 190 km di piste ciclabili, ed è bagnata da ben quattro fiumi. Difetta quanto a trasporti. Il traffico privato è ancora troppo elevato, esiste un’unica linea di metropolitana, circolano autobus obsoleti e inquinanti. Ma proprio qui la città sta tentando un’inversione di tendenza, sostituendo i mezzi più datati con autobus elettrici, come le linee 6, 19 e 37.

Il riconoscimento della Commissione europea non è solo onorifico. Fregiarsi del titolo, per chi lo vinto nelle precedenti edizioni, ha voluto dire finire sotto gli occhi dell’Europa e veder crescere il proprio prestigio internazionale e attrarre investimenti. La copertura mediatica, poi, aiuta i flussi turistici, anche di addetti ai lavori. E crea una nuova condivisione di obiettivi all’interno della città. Nimega si è aggiudicata il titolo 2018 anche per la sua green connects che favorisce ed anzi sollecita la partecipazione della società civile alle decisioni dell’amministrazione.

The Post

«…la presse doit servir les gouvernés, pas les gouvernants…»

Scossa alla MotoGP

È tutta italiana la nuova sfida del Motomondiale. Nel 2019 debutterà sulle piste della MotoGP la Moto-E World Cup, dove la “E” significa elettrica. Una vera e propria rivoluzione copernicana nella direzione della sostenibilità ambientale, che vede protagonista Enel ed Energica Motor Company, azienda modenese specializzata nella costruzione di motociclette spinte da motori elettrici.

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Saranno 18 le moto in gara, due per ciascun team di MotoGP e quattro assegnate ad altrettanti team di Moto2 e Moto3. Sarà un campionato monomarca, disputato in occasione delle gare della MotoGP. Ma già quest’anno la Moto-E farà la sua comparsa sui circuiti, per alcune manifestazioni dimostrative.

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L’ombra degli Anni di Piombo

Gli Anni di Piombo sono una pagina di storia che noi Italiani ancora non abbiamo chiuso. E che nonostante tutto continua ad affascinarci. È la tesi messa nero su bianco dall’Economist (Italian are still haunted by the Years of Lead) che nell’anniversario della strage di piazza Fontana prova a spiegare perché la violenza politica vissuta nel nostro paese tra la metà degli anni Sessanta e la fine dei Settanta getti ancora un’ombra sulla società di oggi.

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Un’ombra lunga, per il settimanale britannico, un’ombra che giustifica, ad esempio, il successo di un film e di una serie tv come Romanzo Criminale. Ispirata alla versa storia della banda della Magliana la fiction ipotizza legami e connivenze tra il sodalizio criminale romano e apparati dello Stato, coinvolti in avvenimenti chiave degli anni del terrorismo come il rapimento di Aldo Moro e la strage della stazione di Bologna. Episodi per i quali si è arrivati una verità processuale, ma al tempo stesso dai contorni ancora non ben definiti e per questo suscettibili di interpretazioni.

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Il Jazz è made in Italy

Protagonisti dell’edizione 2017 del Due Laghi Jazz Festival di Avigliana sono stati i grandi compositori e musicisti italiani, da Bixio a Gianni Basso a Dino Piana. Sul palco anche la Torino Jazz Orchestra per un tributo al talento di Ella Fitzgerald. Ne abbiamo parlato con Fulvio Albano, direttore della Torino Jazz Orchestra e vicepresidente del Consorzio PiemonteJazz.

Fulvio Albano, anche quest’anno il clou della settimana del Due Laghi Jazz Festival di Avigliana sono state le tre serate in piazza Conte Rosso, aperte dall’omaggio alla tradizione jazz italiana

«La musica italiana del Novecento fa parte della grande epoca della musica jazz, fin dagli inizi. Forse non tutti sanno che alcuni tra i primi compositori negli Stati Uniti erano immigrati italiani, e anche in Italia abbiamo avuto grandi musicisti che hanno saputo scrivere con le tecniche della musica d’Oltreoceano. Mi vengono in mente nomi come Bixio e Martino, autori di grandi standard diventati di uso comune, un vero patrimonio musicale che vale la pena rivisitare e reinterpretare anche oggi. E non dimentichiamo le composizioni dei musicisti jazz veri e propri come Gianni Basso, Oscar Valdambrini, Dino Piana. Abbiamo portato sul palco di Avigliana un insieme di grandissime composizioni, tutte made in Italy».

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Sul palco del JCT

Alberto Gurrisi all’organo, Enzo Zirilli alla batteria, Luigi Tessarollo alla chitarra. Tre protagonisti della scena jazzistica internazionale per una sera intera hanno mescolato (con maestria, dice che se ne intende) jazz, latin, advanguarde e blues. E hanno catturato  tutto il pubblico del Jazz Club Torino, anche i meno esperti. Sottoscritto compreso.

 

Acqua sporca

In Europa il 72% dell’acqua corrente sarebbe contaminato. L’allarme arriva da GreenPeace, che cita i risultati di un recente studio americano sull’acqua potabile di tutto il mondo. L’indagine è stata condotta dai ricercatori di una ong di Washington, in collaborazione con le università di New York e del Minnesota. Sui 159 campioni di acqua analizzati, ben l’89% risulta inquinato da fibre di microplastica, potenzialmente pericolose per la salute umana perché inglobano al loro interno sostanze tossiche. Se ingerite, possono finire nell’organismo e creare danni anche irreparabili.

Il record di campioni inquinati spetta proprio agli Stati Uniti, con un poco invidiabile 94%, lo stesso risultato delle acque analizzate in Libano. In India la percentuale è dell’82%. In Gran Bretagna, Germania e Francia si arriva al 72%. In Italia, spiegano dal CNR, nell’acqua è stata riscontrata la presenza di microparticelle ma non di microplastiche.

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Bere dal rubinetto

rubinetto_acquaGli italiani non si fidano e non bevono l’acqua del rubinetto. Lo dicono le ricerche di mercato: la produzione di acqua in bottiglia è destinata a crescere. Nel giro di pochi anni si è passati da sei a tredici miliardi di litri prodotti e venduti. Eppure l’acqua del rubinetto è sicura come quella che comperiamo al supermercato, perché è soggetta per legge a controlli che ne garantiscono la qualità e la salubrità. I laboratori analisi delle aziende idriche effettuano regolari verifiche, con periodicità settimanale o mensile e l’acqua di rete è controllata dalle Asl che stendono una relazione annuale. L’acqua del rubinetto, poi, è oligominerale, contiene cioè pochi sali ed è povera di sodio. È spesso pura di falda, scorre continuamente e si rinnova a ogni momento, al contrario dell’acqua in bottiglia che, se non conservata correttamente, potrebbe anche risultare non potabile secondo i criteri applicati per l’acquedotto. L’acqua che arriva nelle case si può dunque bere senza problemi.

Molti comuni hanno anche deciso di installare distributori di acqua pubblica, per incentivarne l’uso e offrire una valida alternativa alle acque minerali e gassate che si trovano in commercio. Un esempio? A Rivalta sono quattro i punti di distribuzione. L’acqua costa 5 centesimi di euro al litro e prelevarla direttamente al distributore riduce il consumo di bottiglie di plastica, abbattendo la quantità di rifiuti da raccogliere e differenziare. L’acqua del distributore, che arriva dall’acquedotto, viene microfiltrata e trattata con un battericida a lampade UV.