Il Jazz è made in Italy

Protagonisti dell’edizione 2017 del Due Laghi Jazz Festival di Avigliana sono stati i grandi compositori e musicisti italiani, da Bixio a Gianni Basso a Dino Piana. Sul palco anche la Torino Jazz Orchestra per un tributo al talento di Ella Fitzgerald. Ne abbiamo parlato con Fulvio Albano, direttore della Torino Jazz Orchestra e vicepresidente del Consorzio PiemonteJazz.

Fulvio Albano, anche quest’anno il clou della settimana del Due Laghi Jazz Festival di Avigliana sono state le tre serate in piazza Conte Rosso, aperte dall’omaggio alla tradizione jazz italiana

«La musica italiana del Novecento fa parte della grande epoca della musica jazz, fin dagli inizi. Forse non tutti sanno che alcuni tra i primi compositori negli Stati Uniti erano immigrati italiani, e anche in Italia abbiamo avuto grandi musicisti che hanno saputo scrivere con le tecniche della musica d’Oltreoceano. Mi vengono in mente nomi come Bixio e Martino, autori di grandi standard diventati di uso comune, un vero patrimonio musicale che vale la pena rivisitare e reinterpretare anche oggi. E non dimentichiamo le composizioni dei musicisti jazz veri e propri come Gianni Basso, Oscar Valdambrini, Dino Piana. Abbiamo portato sul palco di Avigliana un insieme di grandissime composizioni, tutte made in Italy».

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Acqua sporca

In Europa il 72% dell’acqua corrente sarebbe contaminato. L’allarme arriva da GreenPeace, che cita i risultati di un recente studio americano sull’acqua potabile di tutto il mondo. L’indagine è stata condotta dai ricercatori di una ong di Washington, in collaborazione con le università di New York e del Minnesota. Sui 159 campioni di acqua analizzati, ben l’89% risulta inquinato da fibre di microplastica, potenzialmente pericolose per la salute umana perché inglobano al loro interno sostanze tossiche. Se ingerite, possono finire nell’organismo e creare danni anche irreparabili.

Il record di campioni inquinati spetta proprio agli Stati Uniti, con un poco invidiabile 94%, lo stesso risultato delle acque analizzate in Libano. In India la percentuale è dell’82%. In Gran Bretagna, Germania e Francia si arriva al 72%. In Italia, spiegano dal CNR, nell’acqua è stata riscontrata la presenza di microparticelle ma non di microplastiche.

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Bere dal rubinetto

rubinetto_acquaGli italiani non si fidano e non bevono l’acqua del rubinetto. Lo dicono le ricerche di mercato: la produzione di acqua in bottiglia è destinata a crescere. Nel giro di pochi anni si è passati da sei a tredici miliardi di litri prodotti e venduti. Eppure l’acqua del rubinetto è sicura come quella che comperiamo al supermercato, perché è soggetta per legge a controlli che ne garantiscono la qualità e la salubrità. I laboratori analisi delle aziende idriche effettuano regolari verifiche, con periodicità settimanale o mensile e l’acqua di rete è controllata dalle Asl che stendono una relazione annuale. L’acqua del rubinetto, poi, è oligominerale, contiene cioè pochi sali ed è povera di sodio. È spesso pura di falda, scorre continuamente e si rinnova a ogni momento, al contrario dell’acqua in bottiglia che, se non conservata correttamente, potrebbe anche risultare non potabile secondo i criteri applicati per l’acquedotto. L’acqua che arriva nelle case si può dunque bere senza problemi.

Molti comuni hanno anche deciso di installare distributori di acqua pubblica, per incentivarne l’uso e offrire una valida alternativa alle acque minerali e gassate che si trovano in commercio. Un esempio? A Rivalta sono quattro i punti di distribuzione. L’acqua costa 5 centesimi di euro al litro e prelevarla direttamente al distributore riduce il consumo di bottiglie di plastica, abbattendo la quantità di rifiuti da raccogliere e differenziare. L’acqua del distributore, che arriva dall’acquedotto, viene microfiltrata e trattata con un battericida a lampade UV.

Tra caffé e bordelli

Le notti parigine, i cavalli, gli artisti della Belle Époque. Una città e il suo spirito raccontati dalla matita attenta e irriverente di Henri de Toulouse-Lautrec, aristocratico conte della provincia francese affascinato dalla mondanità della Ville Lumière. A Palazzo Chiablese centosettanta opere ripercorrono la parabola umana e artistica di uno dei più significativi e poliedrici esponenti del postimpressionismo, tra litografie, disegni, illustrazioni e manifesti pubblicitari. Un racconto per immagini della Parigi di fine Ottocento, A iniziare dalla Montmartre tanto amata da Toulouse-Lautrec, con i suoi locali e i suoi personaggi: Aristide Bruant, Jane Avril, le ballerine di Mademoiselle Églantine.

Le JockeyÈ tra i tavolini dei bistrot di questo angolo di Parigi che Toulouse-Lautrec centodieci anni fa disegna le prime locandine, destinate a cambiare il modo di promuovere spettacoli e artisti, gettando le basi della moderna comunicazione commerciale. Una invenzione che fu subito rivoluzione e fece di Toulouse-Lautrec uno degli illustratori più richiesti di Parigi. Suoi i più famosi manifesti dei teatri, dei balletti e dei café-concert. Un lavoro che gli permise di gettare un ponte tra la buona società (della quale era espressione) e la bohéme di intellettuali, ballerine, cantanti e prostitute. Accomunati dal ritrovarsi proprio negli stessi locali di Montmartre. La sua opera -secondo alcuni non ancora pienamente riconosciuta e apprezzata- contribuì a rendere popolare il linguaggio delle avanguardie tra il grande pubblico, grazie all’enorme potenziale comunicativo di stampe e poster. Toulouse-Lautrec collaborò anche con importanti riviste letterarie e satiriche dell’epoca, come nel caso de La Rire, de La Vache Enragée e de La Revue Blanche. A Torino è possibile vedere i loro manifesti: per la Revue Blanche Toulouse-Lautrec ritrasse Misia Natanson, moglie di uno dei redattori e musa dei salotti letterari parigini.

Quella di Henri de Toulouse-Lautrec era una presenza costante nei caffè popolari, nelle sale da concerto e nei bordelli di Montmartre. Un modo forse per alleviare la disperazione dovuta all’handicap fisico e ai problemi di salute di cui soffriva, una condizione che lo portò a interessarsi alle persone che vivevano ai margini, ritraendole non senza una nota di tormento.

Succursale… d’Egizio

Catania avrà una “sezione distaccata” del Museo Egizio di Torino. Una parte dei reperti di via Accademia delle Scienze -quelli conservati nei depositi- sarà esposta per trent’anni nelle sale del Convento dei Crociferi della città etnea. Costo dell’operazione, 2 milioni e mezzo di euro, con tanto di placet del Ministero per i Beni Culturali. Il motivo? Semplice e disarmante: «a Torino non c’è posto».

egizio_inalienabileLo scrive dalla Sicilia il quotidiano on line CataniaToday, che riporta anche le parole di soddisfazione di tutti i firmatari dell’accordo, dalla presidente del museo Evelina Christillin al direttore Christian Greco, al sindaco di Catania Enzo Bianco. Ancora non è chiaro quanti siano effettivamente i reperti destinati a lasciare Torino: nei sotterranei dell’Egizio resterebbero da catalogare 17mila pezzi, mai esposti al pubblico, neanche dopo i restauri delle sale durati tre anni. Di questi almeno trecento prenderanno la via di Catania, ma c’è chi ipotizza che il numero totale sarebbe superiore a millecinquecento.

Una parte consistente, che ha sollevato dubbi sul metodo e sul merito dell’intera operazione. Anche senza parlare di “spoliazione” di Torino a vantaggio di altre città resta un fondo di arbitrarietà nell’operato di chi ha deciso di disporre quasi a suo piacimento di un patrimonio pubblico, oltretutto da anni inaccessibile, non solo ai torinesi. Per far chiarezza e per ribadire la centralità di Torino e del suo museo il 2 febbraio scorso è nato il comitato Museo Egizio Patrimonio Inalienabile.

(Don’t) Stop Climate Change

La vittoria di Donald Trump è una pericolo per il clima del nostro pianeta e riporterà il mondo indietro di almeno un decennio. Ne sono convinti molti ambientalisti al di qua e al di là dell’Oceano, spaventati da cosa potrà decidere il nuovo presidente degli Stati Uniti. A rischio anche il futuro degli accordi della Cop21 di Parigi.

Lo scrive Rebecca Leber su Grist.org:in un editoriale pubblicato all’indomani delle elezioni americane elenca quali potrebbero essere le minacce per la lotta al cambiamento climatico.

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Noi Robots

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Fanno parte della nostra vita, ci aiutano nei lavori difficili e pericolosi facendoli al posto nostro. Sono nelle catene di montaggio delle fabbriche e nelle cucine delle case, negli ospedali e nelle automobili. Sono robots. Il robot è un manipolatore funzionale, una macchina capace di eseguire compiti diversi in base a movimenti programmati. La robotica è una scienza interdisciplinare, una specializzazione dell’ingegneria che coniuga saperi e professioni diverse, dalla meccanica alla biologia, dall’informatica alla psicologia. La robotica è stata la protagonista della quarta edizione del Festival dell’Innovazione della Scienza di Settimo Torinese. Laboratori, mostre e incontri per scoprire come sono nati e come funzionano i robots, e sperimentare in prima persona le potenzialità delle loro applicazioni.

Costituzione, questa sconosciuta

I comitati per il No e gli attivisti per il Si, più che spiegare quali cambiamenti porterà nella vita di tutti i giorni di noi cittadini italiani la modifica alla Costituzione, sono molto impegnati a ripassare gli ultimi settant’anni di storia repubblicana. E lo fanno con zelo, per poter impartire ogni volta un pezzo di lezione, a metà strada tra il Diritto costituzionale e la Storia dei partiti politici. Lo hanno fatto anche due esperti della materia come il professor Gustavo Zagrebelsky e Luciano Violante, chiamati a un confronto sul palco della Festa dell’Unità di Torino. Risultato del faccia-a-faccia?

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Il caso EnviPark

EnviPark, il parco scientifico e tecnologico di Torino, è uno dei poli di ricerca più interessanti in Italia nel campo della sostenibilità ambientale e dell’eco-efficienza.  Si trova al centro del miglio dell’innovazione, l’asse viario creato dal nuovo passante ferroviario della città che in appena due chilometri concentra ben sette realtà attive in vari campi dell’innovazione. A Torino sta nascendo una silicon valley subalpina e l’Environment Park vuole essere interlocutore privilegiato per le aziende che già oggi investono nei rami delle clean technologies. Ne abbiamo parlato con Davide Canavesio, a.d. di EnviPark

Asti, il futsal è tricolore

Sofferto e combattuto. Non poteva essere che così il primo storico scudetto per l’Orange Asti che martedì sera si è laureato campione d’Italia di futsal. Ai ragazzi di Cafù non è però bastata una tiratissima gara-4 di playoff per avere ragione del Real Rieti. Chiusi i tempi regolamentari con un rocambolesco 4-4, sono serviti i rigori per cucire il tricolore sulle maglie dei piemontesi. E dire che a un minuto dalla fine l’Orange era avanti 4-2, ma un tiro libero di Zanchetta prima e una rete di Hector allo scadere hanno rimesso in partita gli ospiti e fatto tremare le gambe a un PalaSanQuirico già pronto a festeggiare.

42138_850pxPoteva essere una amara beffa, soprattutto perché l’Asti, pur partendo con il freno a mano tirato, aveva ribaltato il risultato già nel primo tempo. Il Real Rieti dopo appena un minuto di gioco era già avanti di un gol (a segno il solito Zanchetta) e solo un paio di strepitosi interventi di Espindola avevano evitato il peggio. Poi De Oliveira trovava il punto del pari e De Luca la rete del sorpasso. Nel secondo tempo, nonostante il ritorno del Rieti, è ancora l’Asti a trovare la via del gol prima con  Chimanguinho  e poi con  Bertoni. Il vantaggio per 4-1 sembra un buon margine di sicurezza, ma ancora Zanchetta tiene in partita il Rieti accorciando le distanze. Fino al rocambolesco finale che rimette le squadre in parità e prolunga la finale fino ai rigori. Il timore che l’Asti si presenti dal dischetto con il contraccolpo psicologico della rimonta appena subita è forte e Zanchetta, al primo tiro, porta subito avanti il Rieti. Bertoni Jeffe e Romano vanno tutti a segno e il risultato resta in parità. Fino al tentativo di Hector che stampa la palla sul palo. Un segno del destino, di quell’ineffabile Fato che subito dopo mette sui piedi del capitano Ramon il rigore della storia. E Ramon non sbaglia, regalando agli Orange il sogno dello scudetto.

ASTI ORANGE – REAL RIETI 7-6 d.t.r. (pt 2-1; st 4-4)

Le immagini della finale scudetto (da http://www.orangefutsal.it)