Egizio, cercasi succursale

Catania avrà una “sezione distaccata” del Museo Egizio di Torino. Una parte dei reperti di via Accademia delle Scienze -quelli conservati nei depositi- sarà esposta per trent’anni nelle sale del Convento dei Crociferi della città etnea. Costo dell’operazione, 2 milioni e mezzo di euro, con tanto di placet del Ministero per i Beni Culturali. Il motivo? Semplice e disarmante: «a Torino non c’è posto».

Lo scrive dalla Sicilia il quotidiano on line CataniaToday, che riporta anche le parole di soddisfazione di tutti i firmatari dell’accordo, dalla presidente del museo Evelina Christillin al direttore Christian Greco, al sindaco di Catania Enzo Bianco. Ancora non è chiaro quanti siano effettivamente i reperti destinati a lasciare Torino: nei sotterranei dell’Egizio resterebbero da catalogare 17mila pezzi, mai esposti al pubblico, neanche dopo i restauri delle sale durati tre anni. Di questi almeno trecento prenderanno la via di Catania, ma c’è chi ipotizza che il numero totale sarebbe superiore a millecinquecento.

Una parte consistente, che ha sollevato dubbi sul metodo e sul merito dell’intera operazione. Anche senza parlare di “spoliazione” di Torino a vantaggio di altre città resta un fondo di arbitrarietà nell’operato di chi ha deciso di disporre quasi a suo piacimento di un patrimonio pubblico, oltretutto da anni inaccessibile, non solo ai torinesi. Per far chiarezza e per ribadire la centralità di Torino e del suo museo il 2 febbraio scorso è nato il comitato Museo Egizio Patrimonio Inalienabile.

(Don’t) Stop Climate Change

La vittoria di Donald Trump è una pericolo per il clima del nostro pianeta e riporterà il mondo indietro di almeno un decennio. Ne sono convinti molti ambientalisti al di qua e al di là dell’Oceano, spaventati da cosa potrà decidere il nuovo presidente degli Stati Uniti. A rischio anche il futuro degli accordi della Cop21 di Parigi.

Lo scrive Rebecca Leber su Grist.org:in un editoriale pubblicato all’indomani delle elezioni americane elenca quali potrebbero essere le minacce per la lotta al cambiamento climatico.

Barak Obama a colpi di decreti esecutivi era riuscito a limitare per legge le emissioni di gas serra delle centrali elettriche e a varare il Clean Power Plan -il piano per l’energia pulita- che insieme al Clean Air Act -la legge sull’aria pulita- ha rappresentato una risposta concreta all’emergenza ambientale in atto. Ora Trump, anche grazie alla maggioranza repubblicana alla Camera e al Senato, potrà cancellare i due provvedimenti. Questo sempre che sia intenzionato a tener fede a quanto annunciato in campagna elettorale. Il pericolo, però, sussiste ed è reale.

Il neoeletto presidente si è impegnato a tagliare le spese federali per l’ambiente ed è pronto a nominare il negazionista del cambiamento climatico Myron Ebell per un ruolo-chiave ai vertici dell’EPA, l’ente di protezione ambientale usa. Ma quello che più spaventa la comunità internazionale è la possibilità che gli Stati Uniti escano dall’accordo sul clima firmato a Parigi solo un anno fa. L’accordo impegna 195 Paesi del mondo a bloccare l’innalzamento della temperatura del pianeta sotto i 2° rispetto all’era preindustriale ed è entrato in vigore lo scorso 4 novembre. È stato ratificato da 55 Stati che rappresentano il 55% delle emissioni di gas serra prodotti, Unione Europea compresa. Gli Stati Uniti e la Cina -le superpotenze industriali che più inquinano l’atmosfera- hanno ratificato l’accordo a fine estate. Ora gli Usa potrebbero fare una clamorosa marcia indietro e varare una exit strategy dalle conseguenze disastrose.

Noi Robots

Fanno parte della nostra vita, ci aiutano nei lavori difficili e pericolosi facendoli al posto nostro. Sono nelle catene di montaggio delle fabbriche e nelle cucine delle case, negli ospedali e nelle automobili. Sono robots. Il robot è un manipolatore funzionale, una macchina capace di eseguire compiti diversi in base a movimenti programmati. La robotica è una scienza interdisciplinare, una specializzazione dell’ingegneria che coniuga saperi e professioni diverse, dalla meccanica alla biologia, dall’informatica alla psicologia. La robotica è stata la protagonista della quarta edizione del Festival dell’Innovazione della Scienza di Settimo Torinese. Laboratori, mostre e incontri per scoprire come sono nati e come funzionano i robots, e sperimentare in prima persona le potenzialità delle loro applicazioni.

Costituzione, questa sconosciuta

I comitati per il No e gli attivisti per il Si, più che spiegare quali cambiamenti porterà nella vita di tutti i giorni di noi cittadini italiani la modifica alla Costituzione, sono molto impegnati a ripassare gli ultimi settant’anni di storia repubblicana. E lo fanno con zelo, per poter impartire ogni volta un pezzo di lezione, a metà strada tra il Diritto costituzionale e la Storia dei partiti politici. Lo hanno fatto anche due esperti della materia come il professor Gustavo Zagrebelsky e Luciano Violante, chiamati a un confronto sul palco della Festa dell’Unità di Torino. Risultato del faccia-a-faccia? Pochi contenuti, qualche contestazione e tanto (troppo) mestiere (l’ho scritto qui). Alla fine ha avuto ragione quella ragazza che dalla platea ha gridato “professore, i contenuti!”, interrompendo un piccatissimo Zagrebelsky che, a onor di verità, aveva iniziato il suo intervento con troppi preamboli prendendola -come si usa dire- “alla larga”. Ma neanche il richiamo seguito da applauso ha sortito effetti. Per due ore buone il ragionamento è andato avanti su questioni generali, dalla rifondazione interna dei partiti alle mancate maggioranze che hanno fatto cadere il governo Prodi, fino alla “democrazia decidente e non solo più rappresentante” contrapposta alla”difesa dell’autonomia e della sovranità”. L’unica novità, la notizia che ha fatto sobbalzare sulle sedie, è stata la frase “io mi iscriverei a un comitato dei non renziani per il Si” pronunciata da Violante. La riforma costituzionale? Quasi non pervenuta, eccezion fatta per il futuro prossimo dei senatori e di Palazzo Madama…

Il caso EnviPark

EnviPark, il parco scientifico e tecnologico di Torino, è uno dei poli di ricerca più interessanti in Italia nel campo della sostenibilità ambientale e dell’eco-efficienza.  Si trova al centro del miglio dell’innovazione, l’asse viario creato dal nuovo passante ferroviario della città che in appena due chilometri concentra ben sette realtà attive in vari campi dell’innovazione. A Torino sta nascendo una silicon valley subalpina e l’Environment Park vuole essere interlocutore privilegiato per le aziende che già oggi investono nei rami delle clean technologies. Ne abbiamo parlato con Davide Canavesio, a.d. di EnviPark

Asti Orange, il futsal è tricolore

Sofferto e combattuto. Non poteva essere che così il primo storico scudetto per l’Orange Asti che martedì sera si è laureato campione d’Italia di futsal. Ai ragazzi di Cafù non è però bastata una tiratissima gara-4 di playoff per avere ragione del Real Rieti. Chiusi i tempi regolamentari con un rocambolesco 4-4, sono serviti i rigori per cucire il tricolore sulle maglie dei piemontesi. E dire che a un minuto dalla fine l’Orange era avanti 4-2, ma un tiro libero di Zanchetta prima e una rete di Hector allo scadere hanno rimesso in partita gli ospiti e fatto tremare le gambe a un PalaSanQuirico già pronto a festeggiare. Poteva essere una amara beffa, soprattutto perché l’Asti, pur partendo con il freno a mano tirato, aveva ribaltato il risultato già nel primo tempo. Il Real Rieti dopo appena un minuto di gioco era già avanti di un gol (a segno il solito Zanchetta) e solo un paio di strepitosi interventi di Espindola avevano evitato il peggio. Poi De Oliveira trovava il punto del pari e De Luca la rete del sorpasso. Nel secondo tempo, nonostante il ritorno del Rieti, è ancora l’Asti a trovare la via del gol prima con  Chimanguinho  e poi con  Bertoni. Il vantaggio per 4-1 sembra un buon margine di sicurezza, ma ancora Zanchetta tiene in partita il Rieti accorciando le distanze. Fino al rocambolesco finale che rimette le squadre in parità e prolunga la finale fino ai rigori. Il timore che l’Asti si presenti dal dischetto con il contraccolpo psicologico della rimonta appena subita è forte e Zanchetta, al primo tiro, porta subito avanti il Rieti. Bertoni Jeffe e Romano vanno tutti a segno e il risultato resta in parità. Fino al tentativo di Hector che stampa la palla sul palo. Un segno del destino, di quell’ineffabile Fato che subito dopo mette sui piedi del capitano Ramon il rigore della storia. E Ramon non sbaglia, regalando agli Orange il sogno dello scudetto.

ASTI ORANGE – REAL RIETI 7-6 d.t.r. (pt 2-1; st 4-4)

Le immagini della finale scudetto (da http://www.orangefutsal.it)

Cercasi grinta

I pullman per la semifinale con il Real, la pacifica invasione di Malmoe per la partita di Coppa Campioni, le trasferte di Stoccolma e Bruges per l’Europa League.  I chilometri non hanno mai spaventato i Fedelissimi Granata di Pesaro, che anzi proprio della distanza da Torino hanno fatto un tratto distintivo del loro tifo. A ToroChannel il loro presidente, il vulcanico Mario Patrignani, ha commentato la stagione del Toro appena conclusa.

Qual è il giudizio sul campionato del Toro?
Viste le premesse di crescita e visto l’inizio della stagione il campionato di quest’anno è un mezzo fallimento. Noi tifosi pretendiamo che i ragazzi in campo diano sempre l’anima. Abbiamo ancora davanti agli occhi l’esempio di giocatori come Paolino Pulici. Se ci fosse stato lui il giorno del derby la partita sarebbe finita diversamente. E non ci sarebbero stati tanti baci e abbracci con gli avversari.

Che cosa è mancato al Toro?
Senza dubbio la grinta. Ventura non ha saputo trasmettere nulla del dna del Toro. Ho sentito dichiarazioni post partita in cui si diceva che “abbiamo perso perché gli altri hanno avuto più grinta”. Questo atteggiamento non mi va bene.

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