Un calcio al pallone

La storia di una piccola squadra di calcio di periferia è fatta di risultati, di vittorie e di sconfitte. Proprio come quella di qualsiasi altra società di professionisti, blasonata o meno. Ma su quei campi spesso irregolari, con le linee laterali che si perdono tra i ciuffi d’erba più alti e un’area di rigore mai marcata così bene da non lasciare dubbi sul fatto che il fallo sia iniziato fuori o dentro, a fare la differenza è la buona volontà. Di chi corre dietro la palla e di chi fa in modo che quella palla possa correre, quest’anno e anche il prossimo.

Capita poi che anche la federazione, si proprio “quella” Federazione, quella che nel simbolo sopra le quattro lettere ha le quattro stelle dei quattro campionati del mondo, si ricordi di loro e decida di mettere nero su bianco un ringraziamento e un elogio, imprimendo nome e cognome su una targa da consegnare con tutti gli onori. Un riconoscimento sudato, da mettere in bacheca con tutti gli onori e da spolverare nei momenti di sconforto, quando viene voglia di mollare tutto, perché per meritarlo bisogna dedicare alla causa almeno un quarto di secolo. Altrimenti non vale.

La cosa buona dei riconoscimenti, oltre alla targa e alla pergamena che sono sacrosanti, è che danno l’occasione di parlare di tutte quelle persone che domenica dopo domenicano calcano i misconosciuti campetti delle periferie, scarrozzando prima figli nipoti e amici dei suddetti e poi accollandosi – in compartecipazione con altri colleghi di vocazione – la gestione di intere squadre. Che sono nate, vivono e vivranno in quei cerchi del Purgatorio che si chiamo Terza Seconda e Prima Categoria, anelli dai quali non si esce neanche con l’intercessione dell’Altissimo.

Chi ben conosce la realtà di cui parliamo è Gianni (al secolo Gionni) Rossi, direttore sportivo del Tetti Francesi, quartiere (ex) operaio di Rivalta, cittadina di ventimila abitanti alle porte di Torino. Pochi giorni fa, sul campo del “Valentino Mazzola”, la FIGC gli ha consegnato il diploma di benemerenza «per la preziosa attività svolta a favore del calcio giovanile». Un riconoscimento che corona una storia sportiva iniziata nel lontano campionato 1988/1989: dirigente accompagnatore, segretario, direttore generale, direttore sportivo.

Un cursus honorum calcistico all’insegna della voglia di fare (e possibilmente di fare bene) con lo spirito che da sempre – dicono sostenitori tifosi e intenditori – caratterizza il progetto sportivo rivaltese. La Prima Squadra del Tetti Francesi ha infatti chiuso il campionato 2018/2019 di Terza Categoria al 6° posto, a quota 46 punti, a tre lunghezze dal Piossasco capolista e sfiorando la qualificazione ai play-off . Una soddisfazione che si aggiunge ai lusinghieri risultati ottenuti con il settore giovanile, che quest’anno ha conquistato il titolo Pulcini.

«Le nostre più grandi soddisfazioni arrivano dai giovanissimi – spiega Gionni Rossi – siamo una piccola società ma quasi ogni anno almeno uno dei nostri ragazzi a fine campionato fa il salto e veste la maglia del Toro o della Juve». Con una inattesa e gradita novità: il prossimo anno, con buona pace di chi dice di annoiarsi davanti alle partite della nazionale femminile, sarà una giovane giocatrice del Tetti a trasferirsi a Torino per vestire la maglia bianconera della Juventus Women.

Il Tetti Francesi Rivalta ha mosso i primi passi nel 1971, in un contesto sociale caratterizzato dalle difficoltà e dalle contraddizioni tipiche delle cittadine della prima cintura metropolitana. Giocare a pallone, fare gruppo, per molti ragazzi di quegli anni rappresentò un’occasione per crescere con valori nuovi. Anni, quelli, in cui comunque 10 giocatori su 11 della Prima Squadra arrivavano tutti da Rivalta, a testimonianza di quanto fosse attrattiva e inclusiva l’esperienza calcistica.

Superate le difficoltà, non tardarono ad arrivare anche i risultati. Il Tetti trovò il suo spazio e iniziò a farsi conoscere, ospitando i tornei giovanili e le amichevoli con i pari grado di Torino e Juventus. Poi fu la volta della prima Coppa Disciplina, festeggiata quasi come fosse la Coppa dei Campioni. «L’allenatore di quella prima e storica coppa ha fatto un gran lavoro in tempi non facili, compattando lo spogliatoio e insegnando le regole del gioco, fuori e dentro il campo» racconta ancora Rossi «perché è importante giocare e vincere, ma soprattutto bisogna divertirsi rispettando i compagni tanto quanto gli avversari».

Senza dimenticare che alla fine la Coppa Disciplina, oltre a essere un onore, è forse il risultato più ambito. È il vero premio della Federazione, una coppa accompagnata da un assegno che per chi fa sport per passione e non per profitto significa la possibilità di portare avanti un progetto perché «i soldi da spendere sono sempre pochi e la gestione di una società ha il suo peso».

Il progetto-Tetti è fatto di piccoli e grandi successi, culminati con l’approdo in Prima Categoria, sogno realizzato il 22 maggio del 2001 alla fine di un campionato rimasto indelebile nella memoria di molti.

Oggi la società ha in gestione gli impianti comunali di via Piossasco e di via Pinerolo, intitolati a due giocatori che hanno lasciato, pur in epoche diverse, un impronta indelebile nel calcio piemontese: Gaetano Scirea e Valentino Mazzola. Allo “Scirea” si allena e gioca le partite di campionato la Prima squadra, al “Mazzola” crescono le nuove leve dei settori giovanili, a cui toccherà continuare la storia del Tetti Francesi.

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