Milano Food Week

In Italia si spreca troppo cibo. Ogni anno finiscono nella pattumiera quasi cinque milioni di tonnellate di generi alimentari, ancora sani e commestibili. Di queste, almeno 185mila tonnellate arrivano dai tavoli dei ristoranti, gli avanzi che nessuno consuma e che alla fine vengono gettati via. Nel Mondo ben un terzo del cibo per il consumo umano viene sprecato, nonostante un miliardo di persone quotidianamente soffra la fame.

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Secondo i dati di FAO e WWF nel nostro Paese una famiglia, pur avendolo acquistato, non consuma e di conseguenza getta via mediamente 454 € di cibo all’anno. Nello specifico -dicono i numeri elaborati dall’Osservatorio sugli sprechi- si tratta soprattutto di prodotti freschi e appena cucinati (35%), pane (19%), frutta e verdura (17%), pesce (15%). Alimenti che potrebbero sfamare 40 milioni di persone. Anche le mense scolastiche sprecano troppo: 1/3 dei pasti viene gettato, quasi 90 grammi di cibo per ogni studente. E a finire per prima nella spazzatura è la frutta.

Secondo il Barilla Center for Food and Nutrition lo spreco domestico italiano vale 37 miliardi di euro. In termini ambientali ha un impatto pari alla produzione di 14 milioni di tonnellate di anidride carbonica, un vero inquinamento che per essere riassorbito ha bisogno di 800mila ettari di boschi, in pratica l’intera superficie boschiva della Lombardia.

Eppure la situazione sta migliorando. In occasione della V Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato i risultati del progetto Reduce, un “diario quotidiano” del cibo sprecato, un giornale di bordo della tavola fatto compilare nel 2017 a 430 famiglie di tutta Italia. È emerso che il campione preso in considerazione spreca 84 chili di cibo per famiglia e 36 chili a persona. Lo stesso esperimento condotto nel 2016 aveva fatto registrare ben 145 chili per famiglia e 63 chili per persona.

Una inversione di tendenza dovuta in parte alle conseguenze della crisi economica, che ha reso tutti un po’ più attenti e parsimoniosi. Un segnale comunque positivo che non va ignorato e che anzi, proprio il Ministero, vuole rendere permanente per abbattere quel 50% di sprechi che ancora avviene in casa. E per farlo punta su un decalogo di buone pratiche, semplici consigli che se attuati potrebbero aiutare a risparmiare lo 0,6% del Pil nazionale.

Bastano infatti piccoli accorgimenti alle nostre abitudini quotidiane, un po’ più di attenzione per fare del bene al portafoglio e all’intera filiera dell’alimentazione, dalla produzione al consumo finale. Qualche esempio? Consumare per primi gli alimenti prossimi alla data di scadenza, acquistare solo i prodotti di cui si ha necessità, fare la spesa giorno per giorno e non concentrare tutti gli acquisti una sola volta la settimana. Infine, non vergognarsi a chiedere la family bag al ristorante per portare a casa gli avanzi e consumarli in un secondo momento.

A dare un contributo alla riduzione degli sprechi ha contribuito anche l’entrata in vigore due anni fa della Legge Gadda che incentiva la redistribuzione delle eccedenze alimentari lungo tutta la filiera. A parlare sono i numeri del Banco Alimentare. Le donazioni delle eccedenze (non più destinate alla distruzione) hanno fatto segnare in appena dodici mesi un +21%, un vero cambio di abitudini che ha permesso di recuperare 5.500 tonnellate di derrate alimentari.

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