Scatti di follia e speranza

Ottantaquattro scatti per raccontare le condizioni di vita nei manicomi torinesi a 40 anni dall’approvazione della legge Basaglia, che aprì le porte degli istituti psichiatrici. È la personale del fotografo torinese Mauro Vallinotto, che a fine Anni Sessanta con la sua macchina fotografica per primo aprì un primo spiraglio sull’esistenza da reclusi degli internati nei manicomi di Villa Azzurra a Grugliasco, di via Giulio a Torino e della Certosa di Collegno.

Erano, quelli, anni in cui gli ospedali psichiatrici conoscevano le prime aperture, grazie soprattutto all’esempio di Franco Basaglia. Contestando i fondamenti della scienza psichiatrica eliminò, nel manicomio di Gorizia da lui diretto, ogni forma di contenimento fisico dei degenti e aprì i cancelli dell’ospedale, favorendo la nascita della prima vera comunità terapeutica.

interno

Ben diversa la situazione torinese, dove nonostante le denunce di soprusi e violenze le porte dei tre ospedali psichiatrici della città rimanevano chiuse. Per documentare la realtà che si celava dietro quelle porte Mauro Vallinotto nel 1968 fotografò di nascosto i reparti di Collegno e di via Giulio. Due anni dopo, aiutato da alcune assistenti sociali, fece lo stesso anche a Villa Azzurra. Proprio la pubblicazione su L’Espresso delle fotografie di alcuni bambini legati ai loro letti portò a un intervento della magistratura.

La mostra ospitata nelle sale del Castello degli Orsini di Rivalta prende le mosse dalle toccanti immagini immortalate da Vallinotto ormai cinquant’anni fa: volti, visi ed espressioni colte in tutta la loro crudezza. Dalla bambina legata nuda alle sbarre del suo letto all’anonima esistenza di uomini e donne condannati senza colpa ad essere dimenticati, spesso anche dai proprio familiari. «Danno un’idea ancora oggi di indicibile pena, proprio la fotografia della bambina nuda legata al letto fece scoppiare lo scandalo e portò a una presa di coscienza del pubblico su quello che stava accadendo dietro a quelle mura impenetrabili» racconta oggi Vallinotto, riguardando le fotografie di quegli anni.

Ma la mostra di Vallinotto non è solo uno sguardo al passato. Il fotografo riannoda il filo del suo percorso -umano e professionale- negli istituti psichiatrici accostando alle immagini ormai diventate storia gli scatti di oggi, che testimoniano le diverse realtà terapeutiche introdotte dalla legge Basaglia. Non più catene, reti e muri ma pazienti accolti e seguiti nelle comunità, per poter trovare un posto nella società integrati nella vita quotidiana di tutti noi.

«Ho incontrato singoli pazienti anche ex ricoverati che si gestiscono in piena autonomia, sono persone che possono vedere la luce in fondo al tunnel» spiega ancora Vallinotto. «È il caso di Alberto, appassionato dell’Inghilterra e dei viaggi, che può uscire da solo, può aprire il portone: un gesto per noi assolutamente normale ma che per le persone come Alberto ha un significato nuovo e pieno di significato. Per le persone come lui i portoni sono sempre stati chiusi»

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