Cinquant’anni di Fiat

La prima auto a uscire dai cancelli di via Primo Maggio fu una 850. Era il 1967 e Tetti Francesi conosceva il boom di una industrializzazione che per trent’anni anni ha portato impresso il marchio Fiat. In quel primo anno era in funzione la meccanica, ma fin dal 1968 era iniziata la costruzione dei reparti montaggio, verniciatura e finitura. Nel ’68 lo stabilimento Fiat di Rivalta produceva già il “suo” modello, la 128 berlina, prima auto popolare con la nuova trazione anteriore. La catena di montaggio ne invia anche 1.800 esemplari al giorno ai concessionari.

fiat

In quegli anni la Fiat di Tetti Francesi, con i suoi due milioni di metri quadri di superficie e 18mila occupati tra operai e impiegati, era uno stabilimento simbolo e all’avanguardia, proprio come Mirafiori. Qui nel 1978 venne impiegato il Robogate, l’unico (e rivoluzionario per l’epoca) sistema robotizzato per l’assemblaggio delle scocche. Sempre nel 1978 iniziava la produzione di un’altra auto diventata icona della casa torinese, la Ritmo. Nel 1988 è ancora Rivalta a battezzare la sua erede, la Tipo. Poi, con la chiusura degli stabilimenti di Chivasso nel 1985, fu la volta delle ammiraglie, della Lancia Dedra e della K, della Lybra e dell’Alfa Romeo 166. Auto di nicchia, per il segmento lusso, quasi un canto del cigno per un polo produttivo che tra il 2001 e il 2002 assiste al trasferimento degli ultimi 3.500 operai alla casa madre di Mirafiori. «Nulla faceva pensare alla chiusura -racconta oggi Rocco Maniglio, negli anni Ottanta tra i più giovani delegati sindacali dello stabilimento di Tetti Francesi- erano anche stati fatti investimenti importanti per le nuove cabine di verniciatura all’acqua». Entrato in Fiat nel 1978, Maniglio è stato uno degli ultimi a essere trasferito a Torino. «Rivedere adesso le porte 11 e 12 invase dagli arbusti e dagli alberi fa tristezza, come pensare ai cortili vuoti e ai magazzini ormai abbandonati. È come se fosse scomparsa una città». Una fabbrica che contava da sola più dipendenti di tutti i residenti della Rivalta di allora messi insieme. Insomma, era seconda solo a Mirafiori. Anche per questo, nei trentacinque giorni dello sciopero e dell’occupazione del 1980 Enrico Berlinguer volle visitarla: «sono stati giorni unici e indimenticabili che, con il senno di poi -aggiunge ancora Maniglio- hanno però anche segnato l’inizio del declino dello stabilimento, con i primi tagli al personale e la cassa integrazione a zero ore».

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