Tra caffé e bordelli

Le notti parigine, i cavalli, gli artisti della Belle Époque. Una città e il suo spirito raccontati dalla matita attenta e irriverente di Henri de Toulouse-Lautrec, aristocratico conte della provincia francese affascinato dalla mondanità della Ville Lumière. A Palazzo Chiablese centosettanta opere ripercorrono la parabola umana e artistica di uno dei più significativi e poliedrici esponenti del postimpressionismo, tra litografie, disegni, illustrazioni e manifesti pubblicitari. Un racconto per immagini della Parigi di fine Ottocento, A iniziare dalla Montmartre tanto amata da Toulouse-Lautrec, con i suoi locali e i suoi personaggi: Aristide Bruant, Jane Avril, le ballerine di Mademoiselle Églantine.

Le JockeyÈ tra i tavolini dei bistrot di questo angolo di Parigi che Toulouse-Lautrec centodieci anni fa disegna le prime locandine, destinate a cambiare il modo di promuovere spettacoli e artisti, gettando le basi della moderna comunicazione commerciale. Una invenzione che fu subito rivoluzione e fece di Toulouse-Lautrec uno degli illustratori più richiesti di Parigi. Suoi i più famosi manifesti dei teatri, dei balletti e dei café-concert. Un lavoro che gli permise di gettare un ponte tra la buona società (della quale era espressione) e la bohéme di intellettuali, ballerine, cantanti e prostitute. Accomunati dal ritrovarsi proprio negli stessi locali di Montmartre. La sua opera -secondo alcuni non ancora pienamente riconosciuta e apprezzata- contribuì a rendere popolare il linguaggio delle avanguardie tra il grande pubblico, grazie all’enorme potenziale comunicativo di stampe e poster. Toulouse-Lautrec collaborò anche con importanti riviste letterarie e satiriche dell’epoca, come nel caso de La Rire, de La Vache Enragée e de La Revue Blanche. A Torino è possibile vedere i loro manifesti: per la Revue Blanche Toulouse-Lautrec ritrasse Misia Natanson, moglie di uno dei redattori e musa dei salotti letterari parigini.

Quella di Henri de Toulouse-Lautrec era una presenza costante nei caffè popolari, nelle sale da concerto e nei bordelli di Montmartre. Un modo forse per alleviare la disperazione dovuta all’handicap fisico e ai problemi di salute di cui soffriva, una condizione che lo portò a interessarsi alle persone che vivevano ai margini, ritraendole non senza una nota di tormento.

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