Nuotiamo in un mare di plastica

La plastica negli oceani è come lo smog nell’aria. E’ diffusa in tutte le acque del pianeta. 5.500 miliardi di detriti galleggiano sui mari di tutto il mondo, il più grave e diffuso inquinamento moderno.

Un anno fa una spedizione scientifica organizzata dalla ong californiana Five Gyres Institute ha attraversato l’oceano artico tra la Groenlandia e l’estremo nord del Canada, raccogliendo dati sulla presenza di plastiche e micro-plastiche in quel tratto di mare così estremo e all’apparenza incontaminato.

Quel viaggio è diventato un reportage di Franco Borgogno, giornalista e unico italiano ad aver partecipato alla spedizione per conto dell’European Research InstituteUn mare di plastica svela nei dettagli un problema nascosto sotto il pelo dell’acqua che se non affrontato rischia di condizionare condizionare il futuro dell’intero pianeta.

L’inchiesta svela gli sconvolgenti risultati di una missione scientifica attraverso il Passaggio a Nord Ovest.

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Comunicare i cambiamenti climatici

Il pianeta è sempre più caldo, in appena cento anni «la temperatura a livello locale è cresciuta di quattro gradi». A lanciare l'(ennesimo) allarme è stato Luca Mercalli, presidente della Società italiana di Meteorologia, in apertura del Forum internazionale sul clima e il meteo che lo scorso fine settimana ha tenuto a Moncalieri i lavori della sua quattordicesima edizione. Un centinaio i partecipanti, tra climatologi meteorologi ed esperti del settore, provenienti da cinquanta paesi. In agenda una riflessione su come informare e spiegare in modo efficace i cambiamenti climatici, alla popolazione e ai rappresentanti della politica, perché l’attenzione al clima diventi una priorità di governi e parlamenti.

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Egizio, cercasi succursale

Catania avrà una “sezione distaccata” del Museo Egizio di Torino. Una parte dei reperti di via Accademia delle Scienze -quelli conservati nei depositi- sarà esposta per trent’anni nelle sale del Convento dei Crociferi della città etnea. Costo dell’operazione, 2 milioni e mezzo di euro, con tanto di placet del Ministero per i Beni Culturali. Il motivo? Semplice e disarmante: «a Torino non c’è posto».

Lo scrive dalla Sicilia il quotidiano on line CataniaToday, che riporta anche le parole di soddisfazione di tutti i firmatari dell’accordo, dalla presidente del museo Evelina Christillin al direttore Christian Greco, al sindaco di Catania Enzo Bianco. Ancora non è chiaro quanti siano effettivamente i reperti destinati a lasciare Torino: nei sotterranei dell’Egizio resterebbero da catalogare 17mila pezzi, mai esposti al pubblico, neanche dopo i restauri delle sale durati tre anni. Di questi almeno trecento prenderanno la via di Catania, ma c’è chi ipotizza che il numero totale sarebbe superiore a millecinquecento.

Una parte consistente, che ha sollevato dubbi sul metodo e sul merito dell’intera operazione. Anche senza parlare di “spoliazione” di Torino a vantaggio di altre città resta un fondo di arbitrarietà nell’operato di chi ha deciso di disporre quasi a suo piacimento di un patrimonio pubblico, oltretutto da anni inaccessibile, non solo ai torinesi. Per far chiarezza e per ribadire la centralità di Torino e del suo museo il 2 febbraio scorso è nato il comitato Museo Egizio Patrimonio Inalienabile.

(Don’t) Stop Climate Change

La vittoria di Donald Trump è una pericolo per il clima del nostro pianeta e riporterà il mondo indietro di almeno un decennio. Ne sono convinti molti ambientalisti al di qua e al di là dell’Oceano, spaventati da cosa potrà decidere il nuovo presidente degli Stati Uniti. A rischio anche il futuro degli accordi della Cop21 di Parigi.

Lo scrive Rebecca Leber su Grist.org:in un editoriale pubblicato all’indomani delle elezioni americane elenca quali potrebbero essere le minacce per la lotta al cambiamento climatico.

Barak Obama a colpi di decreti esecutivi era riuscito a limitare per legge le emissioni di gas serra delle centrali elettriche e a varare il Clean Power Plan -il piano per l’energia pulita- che insieme al Clean Air Act -la legge sull’aria pulita- ha rappresentato una risposta concreta all’emergenza ambientale in atto. Ora Trump, anche grazie alla maggioranza repubblicana alla Camera e al Senato, potrà cancellare i due provvedimenti. Questo sempre che sia intenzionato a tener fede a quanto annunciato in campagna elettorale. Il pericolo, però, sussiste ed è reale.

Il neoeletto presidente si è impegnato a tagliare le spese federali per l’ambiente ed è pronto a nominare il negazionista del cambiamento climatico Myron Ebell per un ruolo-chiave ai vertici dell’EPA, l’ente di protezione ambientale usa. Ma quello che più spaventa la comunità internazionale è la possibilità che gli Stati Uniti escano dall’accordo sul clima firmato a Parigi solo un anno fa. L’accordo impegna 195 Paesi del mondo a bloccare l’innalzamento della temperatura del pianeta sotto i 2° rispetto all’era preindustriale ed è entrato in vigore lo scorso 4 novembre. È stato ratificato da 55 Stati che rappresentano il 55% delle emissioni di gas serra prodotti, Unione Europea compresa. Gli Stati Uniti e la Cina -le superpotenze industriali che più inquinano l’atmosfera- hanno ratificato l’accordo a fine estate. Ora gli Usa potrebbero fare una clamorosa marcia indietro e varare una exit strategy dalle conseguenze disastrose.

Noi Robots

Fanno parte della nostra vita, ci aiutano nei lavori difficili e pericolosi facendoli al posto nostro. Sono nelle catene di montaggio delle fabbriche e nelle cucine delle case, negli ospedali e nelle automobili. Sono robots. Il robot è un manipolatore funzionale, una macchina capace di eseguire compiti diversi in base a movimenti programmati. La robotica è una scienza interdisciplinare, una specializzazione dell’ingegneria che coniuga saperi e professioni diverse, dalla meccanica alla biologia, dall’informatica alla psicologia. La robotica è stata la protagonista della quarta edizione del Festival dell’Innovazione della Scienza di Settimo Torinese. Laboratori, mostre e incontri per scoprire come sono nati e come funzionano i robots, e sperimentare in prima persona le potenzialità delle loro applicazioni.

Costituzione, questa sconosciuta

I comitati per il No e gli attivisti per il Si, più che spiegare quali cambiamenti porterà nella vita di tutti i giorni di noi cittadini italiani la modifica alla Costituzione, sono molto impegnati a ripassare gli ultimi settant’anni di storia repubblicana. E lo fanno con zelo, per poter impartire ogni volta un pezzo di lezione, a metà strada tra il Diritto costituzionale e la Storia dei partiti politici. Lo hanno fatto anche due esperti della materia come il professor Gustavo Zagrebelsky e Luciano Violante, chiamati a un confronto sul palco della Festa dell’Unità di Torino. Risultato del faccia-a-faccia? Pochi contenuti, qualche contestazione e tanto (troppo) mestiere (l’ho scritto qui). Alla fine ha avuto ragione quella ragazza che dalla platea ha gridato “professore, i contenuti!”, interrompendo un piccatissimo Zagrebelsky che, a onor di verità, aveva iniziato il suo intervento con troppi preamboli prendendola -come si usa dire- “alla larga”. Ma neanche il richiamo seguito da applauso ha sortito effetti. Per due ore buone il ragionamento è andato avanti su questioni generali, dalla rifondazione interna dei partiti alle mancate maggioranze che hanno fatto cadere il governo Prodi, fino alla “democrazia decidente e non solo più rappresentante” contrapposta alla”difesa dell’autonomia e della sovranità”. L’unica novità, la notizia che ha fatto sobbalzare sulle sedie, è stata la frase “io mi iscriverei a un comitato dei non renziani per il Si” pronunciata da Violante. La riforma costituzionale? Quasi non pervenuta, eccezion fatta per il futuro prossimo dei senatori e di Palazzo Madama…

Prendete nota

La primavera scorsa con la redazione di Ecograffi abbiamo sperimentato una nuova produzione tv. Pensavamo a qualcosa di semplice, immediato, anche dalla forma non impeccabile ma che avesse sostanza. Doveva essere un appunto, una nota a margine, un foglietto infilato tra le pagine di un libro con sopra scarabocchiate poche parole. L’abbiamo chiamata Clips e scelto di dare spazio alle idee di chi coltiva le proprie ambizioni in Italia. È nata così una serie di piccoli ritratti di giovani imprenditori startupper e artisti, tutti accomunati dalla voglia di fare e di fare bene.